Subfornitura del Friuli Venezia Giulia: una risorsa di qualita'

ECO - Imprese, Unioncamere: nel 2011 si scommette su export e reti

Previsto Pil in crescita dell’1,1% ed export +6,5%. Solo +1% per la spesa delle famiglie, in calo gli investimenti a +2,2%
Roma, 5 mag (Il Velino) - Lombardia e Veneto come la Germania. Se la terra di Angela Merkel è la locomotiva d’Europa, le due Regioni italiane sono le locomotive del nostro Paese, quelle che tireranno la volata dell’export made in Italy. Ossia il vero driver dello sviluppo nazionale. Il rapporto Unioncamere 2011, diffuso in occasione della nona Giornata dell’Economia, rivela pure che la spesa delle famiglie, frenata da timori di ulteriori rialzi nei prezzi e da un recupero ancora modesto del reddito disponibile, dovrebbe crescere dell’1 per cento e gli investimenti dovrebbero invece rallentare di circa 0,3 punti percentuali rispetto al 2010 (a +2,2 per cento). Un grazie bisognerà dirlo all’export che dovrebbe aumentare del 6,5 per cento, consentendo così al nostro Paese di chiudere il 2011 con una crescita del Pil dell’1,1 per cento. Il Prodotto interno lordo peraltro dovrebbe salire di più al Nord-Est e al Nord-Ovest (+1,4 per cento, con Lombardia e Veneto ai primi posti della classifica), meno al Centro (+0,9 per cento) e ancora meno al Mezzogiorno (+0,6 per cento), con la Sardegna che dovrebbe chiudere l’anno con un modesto +0,3 per cento. A tirare la volata, con le variazioni più elevate delle esportazioni italiane, il settore chimico-farmaceutico e l’industria del metallo, mentre la meccanica fornirà il maggior contributo alla crescita complessiva delle vendite all’estero. D’altronde, notano da Unioncamere, si tratta dei comparti che hanno adottato negli ultimi anni un profilo organizzativo nuovo, in grado di abbattere l’eventuale “deficit” di dimensione, facendo massa critica all’estero ed elevando la capacità di innovazione: quello della rete. “Sono 13mila le Pmi manifatturiere che stanno scommettendo sulle opportunità del gioco di squadra e fanno già parte o hanno intenzione di inserirsi all’interno di una rete - ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello -. Ma perché le reti possano svilupparsi e raggiungere i mercati globali, c’è bisogno di favorire il loro raccordo con i centri di ricerca e con le università. Anche attraverso le reti si può disegnare un percorso di uscita del Mezzogiorno da quell’isolamento in cui continua, in gran parte, a restare ancora prigioniero. Un lavoro di raccordo, di supporto e di promozione che le Camere di commercio possono svolgere meglio di chiunque altro, perché su questo ruolo si costruisce la loro identità”.

IL PIL - Lombardia, Veneto (1,6 per cento), Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna (1,3 per cento) e Trentino Alto Adige (1,2 per cento) dovrebbero registrare nel 2011 uno sviluppo del Pil superiore alla media nazionale (+1,1 per cento). Le regioni che cresceranno meno sono tutte nel Mezzogiorno: Sardegna (0,3 per cento), Campania e Molise (0,5 per cento). Il migliore andamento nella crescita ottenuto dalle regioni settentrionali è favorito non solo dall’export ma anche dalla spesa per consumi delle famiglie e dagli investimenti, entrambi con un incremento superiore alla media nazionale.

L’INDUSTRIA - Per i prossimi tre anni si prevede una crescita delle esportazioni più sostenuta per il settore della chimica e della farmaceutica e per i prodotti in metallo. In particolare, in questo settore l’export italiano riceve un impulso dalla dinamicità della domanda del principale mercato di destinazione, i Paesi avanzati dell’Europa occidentale. Il maggiore contributo alla crescita delle esportazioni dovrebbe provenire, invece, dalla meccanica, comparto di punta del sistema produttivo italiano e in cui le imprese hanno evidenziato una maggiore capacità di penetrazione nei mercati più lontani. Nel biennio 2011-2012, nel Nord-Ovest il sistema moda, la lavorazione dei minerali non metalliferi e la meccanica dovrebbero registrare una crescita delle vendite all’estero meno intensa di quella media prevista, mentre il Nord-Est evidenzia una dinamica più lenta del resto dello Stivale nel settore alimentare. Al Centro le esportazioni cresceranno meno di quanto è previsto per l’Italia nella chimica-farmaceutica e nel settore dei prodotti in metallo, mentre i comparti più vivaci sono la lavorazione dei minerali non metalliferi e l’alimentare, che, tuttavia, incidono relativamente poco sul totale delle esportazioni dell’area. Il settore dei prodotti in metallo e il tessile-abbigliamento sono invece gli unici comparti in cui l’export del Sud dovrebbe aumentare più di quello nazionale.

LE RETI DI IMPRESE - Sono 13mila le piccole e medie aziende manifatturiere con 20-499 dipendenti che “fanno squadra” e cioè che stanno già dentro o sono in procinto di entrare in una delle diverse forme di rete d’impresa per progettare innovazioni, forme di commercializzazione e nuove strategie di mercato. Dunque, sottolineano da Unioncamere, la metà dei “capitani” delle aziende che meglio rappresentano il made in Italy nel mondo hanno compreso che, per essere competitivi, bisogna avere anche “massa critica”. Senza dimenticare che dalla collaborazione nascono nuove idee, l’innovazione accelera e i costi fissi si riducono. Un terzo di queste reti si allunga al di fuori dei confini regionali, soprattutto per le imprese del Nord e per quelle di medie dimensioni. L’apertura territoriale delle organizzazioni in rete è strettamente legata alle finalità che portano al “mettersi insieme”: sempre più finalità di mercato, fra cui spicca l’internazionalizzazione. E per le medie imprese, la convenienza della rete sta soprattutto nella possibilità di sviluppare iniziative di ricerca applicata con Università o centri di ricerca. Tra le diverse forme di collaborazione, la più classica e diffusa è quella delle reti di produzione, fondate sullo scambio di informazioni e sulla co-progettazione per il miglioramento del processo, il cui perno operativo è nei rapporti di subfornitura. Al secondo posto figurano gli accordi per il miglioramento delle attività di logistica, ovvero di organizzazione della distribuzione dei prodotti oltre che della gestione di alcune attività interne all’impresa (disegno del ciclo produttivo, gestione dei materiali in entrata e in uscita dall’azienda, gestione delle attività di magazzino). Ulteriore tipologia di rete è quella che riguarda l’acquisto in comune di forniture. Un discorso a parte meriterebbero invece le reti di trasferimento di know-how, abbastanza diffuse tra le strutture di medie dimensioni e ancora poco presenti, invece, tra quelle più piccole. Circa il 16 per cento del campione considerato ha indicato di partecipare a reti finalizzate ad attività di importazione o esportazione.

I CONTRATTI DI RETE – Presenti per la prima volta nel rapporto Unioncamere i contratti di rete, sviluppatisi grazie alla legge 33/2009 che ha introdotto vantaggi fiscali e incentivi per le aziende che li stipulano. Fino a metà aprile 2011 i contratti esistenti coinvolgono 283 imprese manifatturiere e di servizi, 56 province e 16 regioni. I primi contratti non hanno come finalità solo la cooperazione in campo commerciale o nel campo del trasferimento tecnologico, ma sembrano allargarsi a un ventaglio di opzioni molto diverse l’una dall’altra. La casistica, segnalano dalle Camere di Commercio, lascia emergere reti ibride; di produzione; per le green technology; di servizi in outsourcing; di marketing di comparto; di management buyout; per la commercializzazione; di servizi professionali e servizi avanzati.
 
fonte:http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1348414&t=Imprese_Unioncamere_nel_2011_si_scommette_su_export_e_reti

 

Share